La sordità è un termine che racchiude un quadro multivariato,  si osserva infatti un’estrema variabilità individuale a seconda della causa, della gravità, della presenza o meno di altri familiari con sordità e delle sollecitazioni relazionali e interpersonali a cui il bambino è esposto.

In Italia, la diagnosi di sordità colpisce circa 1 bambino su 1000. Parliamo soprattutto di età evolutiva in quanto la qualità della vita delle persone con sordità è direttamente influenzata dalla tempestività della diagnosi e delle misure riabilitative nella prima infanzia.

E’ importante sottoporre il prima possibile il bambino ad esami che possono essere eseguiti già dai primissimi giorni di vita che valutino l’integrità delle sue capacità uditive. Una diagnosi precoce di ipoacusia fa si che il bambino venga precocemente sottoposto alla stimolazione necessaria per potenziare le abilità comunicative che iniziano a svilupparsi molto precocemente grazie all’esposizione del bambino al linguaggio parlato di chi lo circonda. Lo sviluppo linguistico rappresenta l’ostacolo più grande per i bambini con sordità

Lo sviluppo intellettivo del bambino sordo mostra un’intelligenza pratica nei limiti della norma. Risulta invece deficitario l’ambito dell’astrazione e del pensiero formale, la memoria visiva e l’ orientamento temporo-spaziale. Queste carenze, però, spesso vengono colmate con l’età L’apprendimento avviene spesso grazie ad una compensazione con la vista, che integra l’udito attraverso, ad esempio, la lettura labiale.

La sordità può spesso comportare difficoltà emotive, alle quali va sempre posta attenzione. La consapevolezza di non essere in grado di utilizzare la comunicazione verbale al pari delle altre persone, siano essi fratelli, amici o conoscenti può far sentire il bambino escluso e diverso dagli altri. Inoltre il proprio corpo può essere percepito come imperfetto e malato e questo può comportare diverse conseguenze a livello psicologico e comportamentale, dalla chiusura e silenziosità alla mancanza di disciplina ed un’emotività assai labile.

La presenza di un deficit uditivo pone problematiche anche nella relazione coi genitori sia prima della diagnosi quando il bambino non reagisce alla voce della madre la quale risente di una scarsa responsività del piccolo, che dopo la diagnosi, imponendo ai genitori di individuare modalità alternative per costruire uno scambio relazionale sufficientemente stimolante, per mettersi in contatto col bambino e per creare un legame che sarà fondamentale per il successivo sviluppo psicoaffettivo e per la futura vita relazionale.

La sordità vissuta come deficit può successivamente accrescere il legame di dipendenza tra il bambino e le figure di riferimento. Artefice non ne è sempre il bambino, spesso sono i genitori a sentire di dovere proteggere maggiormente il figlio con ipoacusia perché lo vedono come più fragile o per senso di colpa nei confronti della sordità nei casi in cui, ad esempio, è genetica.

Ecco allora che la sordità influisce non solo sulla psicologia del bambino, ma su quella di tutta la famiglia che deve ristrutturarsi dopo la comunicazione della diagnosi di disabilità uditiva del figlio e prepararsi a gestire tutti gli impegni riabilitativi nonché le eventuali problematiche comportamentali del bambino secondarie alla sordità e connesse a problemi di relazione coi coetanei al di fuori della famiglia. Importante, per la psicologia della famiglia e del bambino, è che i genitori possano contare su una rete sociale di sostegno informale (parenti, amici, altri genitori con simili problematiche) oltre che di un adeguato supporto medico, psicologico e riabilitativo per il figlio.

Dal punto di vista sociale, si evidenziano spesso difficoltà a relazionarsi con i coetanei e a comprendere e a condividere i sentimenti degli altri a causa di uno sviluppo carente nella Teoria della Mente (ToM), ne consegue un comportamento apparentemente egocentrico e ripiegato su sé stesso.

Naturalmente la gravità della sordità e il grado di compensazione della stessa influisce sulle conseguenze che ne derivano e il bambino può essere più o meno inserito nel contesto relazionale, anche se non sarà in grado di conoscere completamente gli stati emotivi degli altri non riuscendo a riconoscere le inflessioni della voce o i giochi di parole. Alcuni studi hanno infatti dimostrato che i soggetti con sordità hanno deficit nella comprensione del linguaggio figurato.

Quando la sordità insorge in un’età più tardiva il soggetto il soggetto sperimenta uno stato regressivo, di sofferenza ma soprattutto un deterioramento dello schema corporeo e si trova a dover elaborare il lutto per la grave perdita. Di contro, quando la sordità si manifesta secondariamente e comunque dopo i 3 anni – che rappresentano l’età critica per l’apprendimento della lingua – avrà effetti potenzialmente meno gravi sulla psicologia e lo sviluppo del bambino.

In ogni caso in un’ottica bio-psico-sociale al primo posto ci sono la salute e le potenzialità dell’individuo, mentre la disabilità va considerata in relazione ai limiti che essa pone alla quotidianità del soggetto.

La finalità del supporto psicologico è l’individuazione delle esigenze specifiche della persona con il deficit uditivo, il superamento delle conseguenze psicologiche dell’ipoacusia e dei limiti alla partecipazione sociale in modo tale che egli possa avere una migliore qualità della vita.

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