L’ansia è un’emozione di base, una condizione fisiologica che risulta molto utile in svariati momenti della vita perché innesca uno stato di attivazione necessario ed indispensabile ad affrontare situazioni potenzialmente pericolose o molto importanti per l’individuo. L’ansia porta con sé la tendenza ad esplorare l’ambiente, cercare delle spiegazioni e rassicurazioni ma, soprattutto, vie di fuga; è, dunque, indispensabile per sopravvivenza ed incolumità della persona e quindi non va considerata a prescindere come un disturbo ma, piuttosto, come un risorsa.

L’ansia può avere diverse manifestazioni: emotive (tristezza, paura, colpa…), comportamentali (iperattività, assunzione di sostanze, rituali, compulsioni…), neurovegetative (palpitazioni, tachicardia, dolore/fastidio al petto, sensazione di soffocamento, sudorazione eccessiva, vertigini, sensazione di sbandamento/svenimento), cognitive (riduzione di attenzione e concentrazione…) e/o insonnia, perdita di appetito che possono ridurre notevolmente la qualità della vita.

I fenomeni neurovegetativi dipendono dal fatto che l’organismo sente di trovarsi in un situazione di pericolo ed ha dunque bisogno, subito, di grande energia per poter fuggire o attaccare, scongiurando il pericolo e garantendosi la sopravvivenza.

Purtroppo però, talvolta, viene sovrastimata la “pericolosità” degli eventi o delle situazioni e sottostimata la propria capacità di farvi fronte e dunque i sintomi di ansia diventano fonte di minaccia, e non di protezione, per l’individuo che la sperimenta.

Infatti, quando l’ansia diviene persistente e pervasiva, non è più adattiva in quanto compromette il buon funzionamento della persona nei diversi ambiti della sua vita; essa si trova in un costante stato di allarme, vivendo ogni esperienza, specie se nuova o imprevista con agitazione e preoccupazione, pensando a conseguenze catastrofiche.

Alcuni fattori che possono esporre maggiormente a vissuti di ansia intensa o allo sviluppo di un vero e proprio disturbo d’ansia sono:

  • aver vissuto in prima persona esperienze traumatiche o aver assistito ad eventi drammatici;
  • soffrire di malattie croniche, invalidanti o patologie gravi;
  • essere esposti ad uno stress acuto ed intenso o stress ripetuti nel tempo.

L’ansia è legata a fattori interni ed è dunque difficilmente controllabile, al contrario della paura che è legata a fattori esterni e concreti.

La persona che arriva dallo psicologo, solitamente ha fatto tutti i tentativi per gestire l’ansia, comprese le cure farmacologiche che, però, attenuano il sintomo ma non lavorano sulle sue cause.

Se un paziente soffre di ansia, bisogna innanzitutto capire quando sono iniziati i sintomi, quali sono gli eventi e le situazioni che generano ansia ed il significato di questi eventi nella storia di vita del paziente, quali sono le emozioni attivate ed i meccanismi messi in atto dalla persona per farvi fronte.

Va  sottolineato che ogni individuo vive i diversi eventi in modo diverso e con emozioni diverse. Eventi che rendono fragile e vulnerabile un individuo, potrebbero non avere lo stesso effetto su un altro individuo.

Il paziente viene allora aiutato ad affrontare le situazioni che gli causano stress ed attivazione eccessivi mettendo la sua psiche in una situazione di disagio e portandolo a provare intense ed irrompenti emozioni che portano ad attacchi di panico, elevata preoccupazione, sensazione di pericolo, sensazione di tensione e di perdita del controllo e fobie specifiche.

Con lo psicologo, il paziente impara a decodificare e localizzare le sue emozioni, scopre e riattiva le risorse non utilizzate costituendo nuovi modelli relazionali, cognitivi e comportamentali che aiuteranno il paziente a gestire momenti difficili dando la giusta importanza alle cose e valutando con la giusta misura gli eventi che vive.

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